Ecco alcuni casi risolti con successo dallo Studio Legale Sgromo

CASO PED. VIBO VALENTIA 2015
È accaduto presso: l’Ospedale di Vibo Valentia-Azienda Sanitaria Provinciale di Vibo Valentia.
Il caso ha ad oggetto il decesso della piccola P.D..
La sig. A., prossima alla gravidanza, si recava presso il P.O. di Vibo Valentia per sottoporsi al monitoraggio del ritmo cardiaco, così come consigliatole dal ginecologo che l’aveva seguita nel corso della gravidanza.
In seguito a monitoraggio, i sanitari riscontravano una bradicardia fetale.
In considerazione della gravità della situazione,  si procedeva a ricovero.
Veniva, dunque, eseguito ulteriore esame cardiotocografico, all’esito del quale emergevano segni di peggioramento, bradicardia fetale e assenza di attività cardiaca fetale. La paziente veniva così sottoposta a taglio cesareo d’urgenza. La piccola P. D. decedeva causa grave sofferenza fetale.
La condotta assunta dai sanitari della struttura determinava il decesso del feto. Gli stessi, infatti, a fronte di un precedente tracciato non rassicurante, non si uniformavano ai principi della buona pratica clinica e non aderivano alle linee guida vigenti, omettendo di eseguire esami specifici per il monitoraggio del benessere fetale che avrebbero consentito di intervenire tempestivamente e di far fronte allo stato di emergenza.
In seguito ad intimazione stragiudiziale, la famiglia P. ha ricevuto dalla Compagnia assicuratrice dell’Ospedale di Vibo Valentia proposta transattiva di euro 250000,00.

CASO MIS. TRIBUNALE DI ALBANO 2015
Accaduto presso: Presidio Ospedaliero San Giuseppe di Marino- ASL ROMA H.
Gravida alla 40^ settimana e 5 gg di gestazione, la sig.ra C. veniva ricoverata presso l’Ospedale di Marino a causa della insorgenza di contrazioni uterine accompagnate da abbondanti perdite ematiche.
Al momento del ricovero le condizioni fetali si presentavano come condizioni di benessere,  ed è solo dai tracciati successivi che si apprezza la variazione della frequenza cardiaca basale e la comparsa delle decelerazioni tardive.
La modificazione acidotica delle condizioni intrauterine, avrebbe dovuto allertare il personale che seguiva il travaglio alle modalità di sorveglianza e di intervento più opportune.
Il liquido amniotico, prima descritto come chiaro e poi trovato nei polmoni fetali tinto di meconio era indicativo di una sofferenza fetale intervenuta nel frattempo e non pregressa. Trattasi di una sofferenza perinatale con uno stato ipossico cui conseguiva l’exitus del piccolo, principiata subito dopo l’infusione ossitocica.
Una tempestiva diagnosi di sofferenza perinatale avrebbe consentito di risolverla  attraverso una accelerazione del parto.
È evidente la superficialità nell’approccio diagnostico terapeutico del caso, atteso che i tracciati CTG non risultano refertati, né vengono descritte le caratteristiche del BCF al termine di ogni rilevazione intermittente.
In particolare in corso di stimolazione con ossitocina è raccomandato il monitoraggio in continua (CTG) del BCF, mentre nel caso di specie iniziata l’infusione ossitocica si procedeva a rilevazione del BCF solo a distanza di 40 minuti.
Le caratteristiche dell’ultimo tracciato CTG, non rassicurante, avrebbero dovuto allertare il personale che seguiva il travaglio in considerazione delle modificazioni, in senso peggiorativo, delle condizioni fetali.
Il giudice, riconosciuta la piena responsabilità dell’Azienda USL Roma H, l’ha condannata a risarcire la famiglia Mis. della somma di euro  500.000,00 oltre interessi, spese di lite, spese documentate, rimborso forfettario, oneri fiscali e contributivi e spese CTU.

CASO COL. TRIBUNALE DI ROMA 2014
La vicenda in oggetto riguarda la condotta dei sanitari della struttura Azienda P. U. I di Roma, evidentemente colpevoli di imperizia non essendo stati in grado di impostare una strategia chirurgica adeguata alla risoluzione del quadro Patologico del Sig. C. ma complicando, con una successione di revisioni molteplici e fallaci, il quadro clinico dello stesso fino a renderlo irreversibilmente compromesso ed a determinarne il decesso. I numerosi interventi chirurgici, con relative procedura di anestesia, hanno aperto la strada al cedimento progressivo e globale delle difese organiche del pz. Fino a determinarne il decesso.
I ricorrenti, in qualità di eredi del de cuius, procedevano prima ai sensi dell’art. 696 bis c.p.c. e conseguentemente, individuata la responsabilità della struttura, ex art. 702 bis c.p.c.. Il giudice formulava proposta transattiva ai sensi dell’art 185 bis c.p.c., per l'importo di 900.000 euro, accolta dalla struttura.
 
CASO CIO. TRIBUNALE DI ROMA 2014
Struttura: ASL R. B
Nel 2012, i sanitari della struttura non evidenziavano la sofferenza fetale e di conseguenza non provvedendo alla tempestiva diagnosi, non eseguivano il taglio cesareo d’urgenza che avrebbe consentito di estrarre rapidamente il feto, evitando l’insorgere della sofferenza ipossi-ischemica con sindrome convulsiva e, dunque, i postumi permanenti a carico del neonato.  La  mancata diagnosi della grave sofferenza fetale e  i tracciati cardiotocografici con le relative accelerazioni compensatorie prolungate, dovevano essere prese in considerazione. Una più accurata analisi degli stessi avrebbe dovuto indurre i sanitari ad estrarre il feto evitando le gravi lesioni. La condotta dei sanitari ha determinato al piccolo un danno cerebrale grave da encefalopatia ipossi-ischemica con sindrome convulsiva, con postumi stabilizzati e non passibili di miglioramento, attesa la avvenuta distruzione del tessuto cerebrale del piccolo. La CTU redatta in sede di accertamento tecnico preventivo ha individuato la responsabilità civile della struttura, in relazione a quanto occorso al piccolo ed alla perdita della totalità delle autonomie funzionali. Depositata la relazione, si procedeva alla notifica dell’atto di citazione e din considerazione di ciò la Compagnia Assicuratrice dell’ASL. R. B, A.T.C.M. offriva una quale risarcimento del danno subito dai genitori in proprio e quali esercenti la potestà sul piccolo D.G.S. la somma complessiva di euro 1.176.880,00.

CASO IO. TRIBUNALE DI TORINO 2014
Trattasi di evento accaduto presso la ASL TO 5.
In particolare la condotta dei sanitari che avevano in cura la Sig. ra S.V. nel 2012 e ne seguivano la gravidanza e l’espletamento del parto, determinava le gravissime conseguenze occorse al piccolo E..
La grave imperizia e negligenza nel non riconoscere le alterazioni del tracciato CTG, evidentemente non rassicurante, non consentiva ai sanitari di evidenziare la sofferenza fetale che colpiva il piccolo, determinando al momento della nascita tutta una serie di gravissime conseguenze, quali asfissia, crisi convulsive, tetraparesi ipertonica. Ai fini di un bonario componimento della vicenda, parte ricorrente procedeva ai sensi del 696 bis c.p.c. e riusciva a raggiungere un accordo conciliativo con la ASL TO 5 per la somma complessiva di euro 1.226.880,00 quale risarcimento per il danno occorso.

CASO SG. TRIBUNALE DI IVREA 2014.
Il caso si è verificato nel 2010 presso la ASL TO 4.
Si tratta della tetraparesi spastica con significativa compromissione della motricità spontanea, causata da negligenza, imprudenza ed imperizia dei sanitari che hanno provveduto all’assistenza al parto della Sig. ra Sg. Tale condotta ha reso il piccolo gravemente invalido.
La ASL TO 4 ha chiuso la vicenda offrendo ai ricorrenti una somma quale risarcimento del danno pari ad euro 1.163.440,00, comprensivo di capitale e spese tutte, legali e medico legali..

CASO BAL. TRIBUNALE DI FOGGIA 2013.
Trattasi di evento accaduto presso la U.O. di Ostetricia e Ginecologia del Presidio Ospedaliero “G. Tatarella” di Cerignola - ASL Foggia
In particolare la condotta dei sanitari che avevano in cura la sig.ra Ba. e ne seguivano la gravidanza e l’espletamento del parto, determinava le gravissime conseguenze occorse al piccolo G.B..
Al fine di individuare profili di responsabilità dei sanitari della struttura per inesatto adempimento dell’obbligazione sanitaria, i sig.ri Bal. nel 2010 procedevano ai sensi dell’art. 696 bis c.p.c. contro la ASL Foggia.
All’esito del procedimento la relazione del CTU addebitava alla condotta colpevole, imperita e negligente dei sanitari della ASL di Foggia, tenuta nel corso dell’iter della gravidanza e nell’espletamento del parto, l’insorgenza della grave lesione del plesso brachiale riportata dal piccolo al momento del parto e la conseguente permanente riduzione della integrità fisica.
Successivamente al deposito della CTU le parti raggiungevano accordo transattivo per il tramite della compagnia assicuratrice della ASL Foggia che riconosceva  alla famiglia Ba. complessivamente la somma di euro 300.000,00.

CASO HE. TRIBUNALE DI SANTA MARIA CAPUA VETERE 2013.
Il caso in oggetto si è verificato presso la ASL CE 2.
Nell’ anno 2005, presso il P.O.F.P., parte della ASL CE, alla  condotta omissiva e commissiva dei sanitari che gestivano il parto della Sig. ra A. H. B. e consegutio il decesso del piccolo H..
I sanitari, non eseguivano gli opportuni controlli e omettevano di procedere alla dovuta ecografia ostetrica, al fine della valutazione della biometria fetale; omettevano, dunque, la diagnosi di macrosomia fetale, che avrebbe indirizzato loro verso il parto cesareo, scongiurando la distocia della spalla del feto iperevoluto. Tale condotta imperita e negligente ha cagionato il decesso del piccolo per asfissia intrapartum, nel corso della fase espulsiva.
Il caso si è concluso a seguito di ricorso ex art 696 bis c.p.c. con  accordo transattivo per euro 350.000,00 circa.

CASO CAI. TRIBUNALE DI RIMINI 2012
Struttura responsabile: Ospedale di Cesena, AUSL di Rimini.
Trattasi di omessa diagnosi di placenta previa nella fase della gestione assistenziale della gravidanza.
La ginecologa che seguiva la sig.ra Sca. non solo non rilevava la situazione di placenta previa, ma confermava la regolarità della gravidanza, in totale antinomia e contrasto con quanto poi verificatosi.
Il non avere evidenziato, tempestivamente, una condizione di gravidanza  di così alto rischio, ha fatto sì che non fossero adottate tutte una serie di misure preventive finalizzate ad evitare e/o ridurre i rischi per il feto e per la madre.
In particolare la sig.ra Sca. veniva sottoposta ad intervento di taglio cesareo ben 2 ore  e 30 minuti dopo il distacco placentare, quando solo un intervento tempestivo avrebbe potuto evitare il prodursi della sofferenza neonatale.
Ove la paziente fosse stata monitorata attentamente e avesse potuto fruire di una struttura attrezzata, senza perdita di tempo, si sarebbero evitati i danni occorsi.
Nel periodo tra il distacco placentare e la nascita del neonato si è, invece, sviluppata una encefalopatia ipossico-ischemica dovuta alla prolungata ipossia cerebrale causata dal distacco di placenta.
Al fine di ottenere un riconoscimento del danno derivante dalla condotta imperita e negligente, tanto della ginecologa che ha seguito la gravidanza per omessa diagnosi, quanto della struttura ospedaliera contattata nell’immediatezza della manifestazione di metroraggia,  la famiglia Cai., promuoveva ricorso ex art. 696 e 696 bis c.p.c..
Il fine conciliativo del procedimento si concretizzava ed in seguito alla redazione di verbale di conciliazione veniva riconosciuta, ai sig.ri  Cai, a titolo di risarcimento di tutti i danni da loro e dal piccolo subiti e subendi, la somma complessiva di euro 1.250.000,00.

 

Bruno Sgromo

Intervista di Mario Adinolfi all'avvocato Bruno Sgromo

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